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Da Recensionelibro.it

Perché leggere libri?

Leggere almeno due libri alla volta, averne dieci sul comodino pronti per essere sfogliati, ma sempre in attesa che arrivi il loro momento. Acquistare la novità del mese, trascorrere del tempo libero in libreria, scegliere con cura il prossimo acquisto che si spera diventi un bestseller. È questa la vita dei libri che incontrano la strada dei lettori: sono lì in attesa di essere ammirati e amati.

I libri diventano i nostri più cari amici quando i silenzi sono rumorosi. I libri sono quell’isola di tranquillità da cui osservare il mondo, lasciarsi rapire dall’alba, poi dal tramonto. I libri sono ancore di salvezza in un mare di niente e tengono con i piedi per aria quando infuria la tempesta e nessun luogo è sicuro.

I libri sono un biglietto di andata e ritorno, perché il viaggio è meraviglioso da compiere ma il rientro a casa rende felici della propria quotidianità.

Leggere libri ci rende migliori, ci fa sognare, ma anche capire le ragioni degli altri. Ci fa essere comprensivi, apre la mente, ci porta ad accogliere la diversità, ci induce a essere più folli e più innamorati. I libri ci mostrano altre vite, ci portano all’estremo dell’ineguaglianza, ci fanno sentire liberi anche quando siamo incatenati alle storie altrui.

Leggere diventa ragione di esistere, impone alle menti più contorte di sperare nel cambiamento, ti mostra quante varie siano le possibilità, smette di farti essere immobile nella tua staticità.

Leggere libri 2

Perché la lettura fa bene? Te lo stai chiedendo ancora?

Leggere fa accumulare bellezza nell’anima, soffia luce nelle tenebre di una mente arrugginita e vigliacca, propone emozioni inedite a un cuore inaridito.

Leggere non è differente dal vivere, ma lo completa, lo stima di maggiore valore, lo sprona alla ricerca di quel qualcosa in più che spesso manca.

In fin dei conti però cosa importa capire perché leggere è importante, ciò che conta è amare i libri ed essere ricambiati da loro.

Scritto da Redazione – Recensione Libro.it

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Da Pensiero in movimento.com

Il valore dei libri

L’importanza ed il valore dei libri trova la sua sintesi nella frase dello scrittore americano Morley che dice: “Quando si vende un libro a una persona, non gli si vendono soltanto dodici once di carta, con inchiostro e colla, gli si vende un’intera nuova vita. Amore, amicizia, e navi in mare di notte; c’è tutto il cielo e la terra in un libro, in un vero libro”.

E’ proprio così: entrare in un libro è intraprendere un viaggio nella memoria proiettata nel futuro, dove la realtà diviene meno vivida e concreta, ma più soffusa e particolareggiata, tanto da stimolare l’attenzione del lettore e permettergli di uscire dai suoi luoghi comuni e conosciuti e di liberarsi verso altri pensieri.

A conferma di questa importante funzione di attivazione di nuove idee propria della lettura, c’è un’affermazione dello scrittore rumeno Cioran che dice, con un’esplicita volontà provocatoria:
“Inviare un libro a qualcuno è commettere un’effrazione, è una violazione di domicilio. Vuol dire invadere la sua solitudine, quello che egli ha di più sacro, vuol dire obbligarlo a rinunciare a se stesso per pensare ai tuoi pensieri”.

Quando si legge un libro, dunque, si incontra l’autore nella “strada” che sta tracciando; ma è solo una sensazione momentanea, perché, contemporaneamente, si comincia a costruire quella propria, e si diventa così “architetti” di quella piazza, sottolineata da Lec nella mia dedica iniziale, dove le idee si confrontano e si sviluppano.

A conferma di questa visione di reciproco arricchimento che si ottiene grazie allo scambio dei propri pensieri, voglio riportare alcuni passi di una significativa risposta all’invio della bozza del primo volume dei pensieri in movimento:
“Volevo ringraziarti per avermi offerto l’opportunità di leggere in anteprima questo tuo lavoro: è mezzanotte ed un quarto e ho appena finito di gustare il piacere raro di una riflessione “disinteressata”, lontana cioè da ogni scopo professionale, di ricerca o di studio.
Il libro è l’occasione per tornare liberamente sui sogni, sui desideri a lungo accantonati, a causa dei bisogni o degli obiettivi, troppo spesso imposti dalle concrete circostanze della vita quotidiana.
Leggendo ho intravisto la possibilità di allontanare l’ansia dei risultati, di allentare il rigido controllo delle performances, di rendere meno tesa la ricerca delle soluzioni più efficaci per ognuno dei mille problemi, banalmente pratici e tediosamente necessari, che ogni giorno ci trascinano nel tempo, senza più percezione di noi stessi, senza spazio per il cuore e per la libertà della mente.
Tutto il libro invita al recupero, non esteriore né esibito, di una ricchezza della cultura che serva davvero: a provocare un cambiamento di rotta, a rimettere in gioco energie, ad assaporare fino in fondo ogni fremito di vita, a rileggere la realtà, a rileggersi.
Grazie dunque per avermi chiesto di partecipare a questa festa: la tua festa creativa che, sebbene possa forse spaventare qualcuno nel richiamo alla consapevolezza, alla responsabilità e al sano esercizio del dubbio, certamente darà gioia a molti di noi giovani di mezz’età”
.

Un libro, quindi, può predisporre la mente a quel “movimento” di apertura al mondo – che è l’essenza della vita – e che può sintetizzare in un’unica matrice culturale le dicotomie che, a volte, ci sono tra pensiero e prassi.

Al centro dell’interesse deve esserci la “persona umana”, in tutte le espressioni, ed è necessario scoprire i significati nuovi e più profondi che si presentano nel corso dell’esistenza.

Infatti, ogni volta che si approfondiscono le pagine di un libro “vero”, si trova sempre qualcosa di nuovo, come se si fosse “sulla riva di un fiume largo, placido sempre uguale nel suo fluire ma sempre cangiante nel colore, nella portata, nella forza delle sue acque”

Il libro non deve dare risposte, altrimenti condizionerebbe le persone, come dice il citato Cioran, ma stimoli ed occasioni di riflessioni individuali; la scelta, dunque, è quella di non “sentenziare” ma di condurre il lettore verso la “sua” strada.

Dice Voltaire che “un uomo si giudica dalle sue domande piuttosto che dalle sue risposte”, anche se molte volte ci si aspetterebbe da un libro soluzioni già sperimentate e di pronto utilizzo.

E così l’aspettativa di un lettore può anche essere di questo tipo, per cui si può rimanere con una sensazione di non pieno appagamento e d’insoddisfazione: 
“Ciò che ci si aspetta da un libro di riflessioni è di sentir parlare una persona, di ascoltare i buoni consigli di un individuo esperto che, forse per un sesto senso, ci pare abbia “vissuto” e al quale ci sentiamo di dare, senza neanche accorgercene, fiducia. Ed è qui che ho avvertito uno scollamento dalle mie aspettative. Tutti quei riferimenti e citazioni mi ritorneranno sicuramente utili e molto mi hanno dato. Senza di esse probabilmente il libro avrebbe perso quello spirito che ha. Eppure avrei voluto sentire di più la voce dell’autore, che in realtà mi sembrava “persa” nel mare di voci di uomini troppo più grandi di me per essermi amici più che maestri, e, comunque, soltanto “di carta”. Chi non ha provato a sfogliare a caso le miriadi di libri comprati e mai letti o le librerie di famiglia? Ma è un “gioco” che alla lunga stanca, e spesso lascia ben poco”.

Esistono libri, comunque, che vogliono essere, per lo più, un insieme di domande generali per risposte personali meditate nel tempo.

Si potrebbero definire “da comodino”, perché stanno vicino al letto – piccoli nelle dimensioni e grandi nei caratteri per una migliore leggibilità – con lo scopo di essere sfogliati prima di prendere sonno, o da “cassetto”, pronti ad offrire, in caso di necessità, la frase adeguata per attivare un nuovo pensiero: “un testo di lettura veloce e da effetti duraturi: si può leggere di corsa, ma poi tiene compagnia a lungo”.

E qui ritorniamo al valore di un libro che non dà risposte né certezze, ma insinua stimoli di riflessione nell’animo del lettore, sviluppando, tra l’altro, la fantasia in un “gioco d’improvvisazione”.

Il filosofo inglese Bacone, in quest’ottica, faceva una distinzione dei libri, con un’efficace metafora: “molti libri devono essere assaggiati, altri trangugiati, ed alcuni, pochi, masticati e digeriti”.

Ma, forse, l’abilità dello scrittore si esprime proprio in questa funzione di far pensare, se come dice Vittorio Alfieri: “Leggere, come io l’intendo, vuol dire profondamente pensare”.

Grazie ai libri, dunque, si può riflettere insieme, in una sorta di “globalizzazione” del pensiero che stimoli un “work in progress”, in cui i lettori divengono protagonisti e non più spettatori, “dove suggerimenti e suggestioni, anche attraverso la fulminante intelligenza degli aforismi e l’acutezza delle citazioni, permettono di verificare come la complessità dell’esistere ci accomuni a tutta l’umanità, senza confini di tempo o di spazio”.

Ed i pensieri prendono corpo e divengono “pensieri concreti, fantastici, buoni, cattivi, dolci, bizzarri, incerti, ispirati, sublimi, semplici, originali, ostinati… ma sempre essenza dell’essere”.

Il libro, dopo essere stato letto, viene interpretato ed inserito nel proprio mondo intellettuale e produce risposte, a volte inaspettate e piacevoli per colui che lo ha scritto: “Questo minuscolo libro potrebbe essere paragonato ad un piccolo museo in cui l’autore, oltre che alla documentazione, si avvale della sua creatività nel saper gestire con disinvoltura una copiosa eredità di indizi e spunti certificati, come se tutto sgorgasse dalle mani di un restauratore instancabile. Tutti i riferimenti costituiscono un preciso filo di collegamento, che restituisce un significato ed una spiegazione alla vita attuale. Si nota tra le righe un rifiuto della staticità del pensiero che si manifesta in un continuo rinnovamento, indice di giovinezza”.

La giovinezza di noi cinquantenni sta proprio nel mantenere la mente in funzione, grazie alla lettura; dice, infatti, il poeta Petrarca: “Non riesco a saziarmi di libri. E sì che ne posseggo un numero superiore al necessario; ma succede anche coi libri come con le altre cose: la fortuna nel cercarli è sprone a una maggiore avidità di possederne. L’oro, l’argento, i gioielli recano con sé un godimento inerte e superficiale; i libri ci danno un diletto che va in profondità, discorrono con noi, ci consigliano e si legano a noi con una sorta di famigliarità attiva e penetrante”.

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